Stamattina ero in macchina e guidavo verso il lavoro (un lavoro che odio peraltro) e pensavo…
Pensavo al bel weekend appena finito, tra capitali europee e aerei; pensavo alle belle notti trascorse con Venerdì…
All’improvviso il seguente pensiero ha attraversato la mia labile mente ancora annebbiata da sonno e stanchezza:
“se lui fosse ancora qui, non avrei avuto nulla di tutto questo. Se lui fosse ancora qui non avrebbe significato nulla non avere tutto questo.”
A parte lo sgomento di ritrovarsi a pensare a qualcuno che teoricamente è stato cancellato dalle tue sinapsi, mi chiedevo se fosse proprio vero e la risposta non può che essere “no”.
Lui per me era tutto: l’amore, la vita, l’ideale, il sogno. In una parola Heatchcliff.
Ma davvero se lui fosse ancora qui io sarei diversa? Non credo.
La natura può essere domata, ingabbiata, anche piegata alle volte, ma mai cambiata.
E nonostante io possa essere stata profondamente diversa quando c’era lui, sono certa che alla lunga sarebbe emersa.
Perché io sono irrimediabilmente così: intrigante e civetta.
Anzi, civetta non è il termine esatto, o almeno… è incompleto, perché mi piace concludere. Voglio che i miei desideri si realizzino, non mi accontento di bramare e flirtare… Il flirt è divertente, ma va bene se il soggetto in questione non è una preda, ma solo un passatempo.
La parola giusta è un’altra… Qualcuno sceglierebbe puttana.
E forse avrebbe ragione.
Una parte di me sarebbe rimasta comunque puttana, anche se lui fosse ancora al mio fianco.